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Joe R. Lansdale oltre la narrativa, tra cinema e fumetto. Parte 4 – Lansdale e il Cinema

01 Mar

Nonostante sia un lettore onnivoro (Robert Bloch, Fredric Brown, Chester Himes, Richard Matheson, Mark Twain…) e trovi nelle parole lo strumento più adatto per manifestare la propria arte, Lansdale non ha mai sconfessato la passione per il Cinema, cercando di evitare rigide “graduatorie di valore” tra un media e l’altro; nell’introduzione al terzo capitolo dalla saga sul drive-in, ringrazia tutti i film visti per l’ispirazione che gli hanno dato, belli o brutti che siano: “film dell’orrore, film su bande di motociclisti, film su donne in catene, tutto quanto il repertorio” (Joe R. Lansdale, La notte del drive-in, Torino, Einaudi, 1998).

Molti dei suoi romanzi sembrano usciti direttamente da qualche pellicola di serie B, come il breve Bubba Ho-Tep (2002), immediatamente riadattato per il grande schermo da Don Coscarelli (2004), conosciuto per la serie horror-fantascientifica Phantasm, tecnicamente imperfetta ma apprezzabile per la mitologia e l’atmosfera cupa che riesce a creare. bubba20ho-tep_zpswjnchanxIl racconto originale va letto e riletto, è forse il punto più alto della scrittura dell’autore texano, un distillato del suo stile in equilibrio tra grottesco e malinconia; il lavoro di Coscarelli funziona invece per la fedeltà al testo di partenza e per il ritmo lento che accompagna l’incedere degli anziani protagonisti (un vecchio Elvis Presley e il suo compagno d’ospizio che pensa di essere John Fitzgerald Kennedy) alle prese con una malmessa (ma vorace) mummia egiziana!
Coscarelli fa di peggio nell’episodio Incident On and Off a Mountain Road, diretto per la serie televisiva antologica Masters of Horror (prodotta da Mick Garris, che mette dietro la macchina da presa alcuni dei più importanti registi di paura, compreso il nostrano Dario Argento) e tratto da un racconto di Lansdale del 2006. La storia ruota attorno a Helen, una giovane che rimane vittima di un incidente di macchina in una stradina di montagna; dopo un tornante la sua automobile si scontra infatti con un altro veicolo, all’apparenza in panne. Le occorre poco per capire che qualcosa non va; dopo la scoperta di tracce di sangue sull’asfalto, compare un omone spaventoso, con la faccia pallida come la luna e i denti d’acciaio come il vecchio nemico di James Bond. L’uomo è un maniaco stile The Texas Chain Saw Massacre (Tobe Hooper, 1974), desideroso di aggiungere il corpo di Helen alla sua macabra collezione di reperti cadaverici (cava gli occhi alle vittime e le trasforma in spaventapasseri)… Ma non ha fatto i conti con il passato di Helen, segnato dalle violenze di un marito maniaco del survivalismo, che le permetterà di rovesciare il rapporto cacciatore-preda.
Nel passaggio dalla pagina allo schermo il testo (pur fedele nella progressione narrativa) vira all’azione pura, rinunciando a quel minimo di psicologia presente nell’originale; anche i flashback risultano meccanici e ripetitivi. La cosa che amareggia di più è la freddezza della messa in scena, che riempie la vista senza coinvolgere gli altri sensi; le parole di Lansdale moltiplicano le percezione, tanto che ci fanno entrare assieme alla protagonista nella casa del mostro, ci fanno sentire il suo “lezzo” oppure l’odore fetido che fuoriesce da un finestrino: “Era un tanfo caldo, come di rame, che le aggrediva le narici e le faceva rivoltare le stomaco” (Incidente su una strada di montagna (e dintorni), in Maneggiare con cura, Roma, Fanucci, 2002, p. 259).incident_zpslyxavqct1

Incident On and Off a Mountain Road non è l’unico racconto breve dello scrittore texano a essere tradotto in immagini; aprendo IMDb, troviamo una lunga lista di titoli ispirati alla sua produzione breve. Prima del lungometraggio Christmas with the dead (Terrill Lee Lankford, 2012), sono stati realizzati diversi corti, come The Job (A.W. Feidler, 1996; in Italia il racconto da cui è tratto si trova nella raccolta In un tempo freddo e oscuro e altri racconti, Torino, Einaudi, 2006), Chompers (Joseph Gatto, 2008; recuperabile su YouTube) e Una serata tra amici (Daniele Trani, 2013); quest’ultimo (da Drive-in date del 1997), pur recitato in maniera un po’ teatrale, merita un’occhiata perché trasporta i “filosofeggiamenti” dei mostruosi personaggi lansdaliani in un panorama italico, con riferimenti alla nostra cultura popolare (il cinema “poliziottesco” in primis).
Parlando invece dei romanzi che hanno trovato la strada dello schermo (piccolo o grande che sia), oltre alla serie su Hap e Leonard (che uscirà per Sundance TV), è sicuramente da ricordare il serioso Cold in July (1989), uno dei primi lavori di Lansdale, ancora poco avvezzo all’ironia grottesca. La pellicola omonima (Jim Mickle, 2014) segue paro paro lo sviluppo libro, che racconta la rivelazione della presenza del male nel mondo da parte di un mite corniciaio, Richard Dane; suo malgrado, l’uomo è coinvolto in fatti violenti che cominciano con l’uccisione di un ladro intrufolatosi in casa: “Quella notte, fu Ann la prima a sentire il rumore […] la pelle d’oca mi ricoprì con un’ondata gelida che culminò sulla cima del cranio” (Joe R. Lansdale, Freddo a luglio, [s.l.], Phoenix Enterprise, 1997, p. 9). Il padre del ladro è un criminale appena uscito di prigione, Ben Russell, ben deciso a ottenere vendetta a spese della famiglia di Richard; il corniciaio è così costretto a fare i conti con la propria parte oscura e con un miope senso dell’onore, che rischia di allontanarlo dai rassicuranti abbracci del figlio e della moglie Ann, stanca delle sue follie: “Questa storia dell’onore è andata bene fino adesso, e passi, Richard. Me l’hai sempre menata, ed era sempre a riguardo di faccende insignificanti. Dicevi sempre la verità anche quando potevi mentire a tuo vantaggio. Ammirevole. Aiutavi gli amici in caso di bisogno. Magnifico. Ma sono stronzate da catechismo. Non servono nella vita vera. Non quando ci sono in ballo cose grosse e schifose, carino” (Ibid., p. 73).
cold20in20july_zpsw8bqtzltIl film rende tutto più spedito, sfronda i tempi morti (il pedinamento, le riflessioni in prima persona del protagonista), elimina l’eccessiva presenza della moglie e propone una storia tutta al maschile… il machismo texano arriva allo spettatore senza arguti scambi di battute, ma attraverso dialoghi che rimangono come sospesi, raggelati sui ruvidi visi degli attori.
Aspetto particolarmente interessante è l’ambientazione; il regista trova nell’East Texas del 1989 (anno in cui venne scritto il romanzo) un pretesto per rendere vintage il film (con un’operazione non lontana da quella del contemporaneo The Guest di Adam Wingard, altra pellicola da recuperare): la colonna sonora stile Carpenter (dei bei tempi), la riesumazione di vecchie glorie televisive come il Don Johnson di Miami Vice (che nel film interpreta il personaggio di Jim Bob Luke, comparso in diversi romanzi dello scrittore, si veda il recente Honky Tonk Samurai) e il buon lavoro scenografico concorrono a ricostruire l’atmosfera “eighty”. A funzionare è anche l’amore che il regista mostra per il materiale di partenza; oltre alle strizzatine d’occhio verso il cosmo “lansdaliano” (per esempio la presenza di un drive-in chiamato Orbit), nella pellicola si percepisce un grande rispetto per la storia raccontata.
Pochi sono riusciti a raccontare il mondo contemporaneo come lo scrittore texano; con un occhio agli autori del passato ha infatti sintetizzato (attraverso romanzi e sceneggiature) i conflitti dell’essere umano e le ombre che si annidano nella profondità del suo animo. Per esorcizzare queste ombre propone una ricetta semplice, mescolare realtà e mito, quotidianità e follia, dramma e ironia… proprio come avviene nella vita reale. In questa direzione, a titolo esemplificativo, va uno dei tanti felici momenti della prosa di Lansdale: quando il truce assassino Moonface di Incident On and Off a Mountain Road si avvicina alla sua capanna per “ridurre in polpette” la povera Helen, il suo aspetto appare quasi buffonesco, come “un adolescente timido in procinto di passare a prendere la ragazza con cui ha un appuntamento” (Joe R. Lansdale, Incidente su una strada di montagna (e dintorni), in Maneggiare con cura, Roma, Fanucci, 2002, p. 279).

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Pubblicato da su marzo 1, 2016 in Altro

 

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