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Joe R. Lansdale oltre la narrativa, tra cinema e fumetto. Parte 3 – Lansdale e i fumetti

14 Gen

Per raccontare il rapporto tra Lansdale e i comics si può benissimo cominciare dal 1993, anno in cui la Dark Horse pubblica Dead in the West (1984, in Italia La morte ci sfida, Fanucci, 2008), adattamento del suo romanzo omonimo. Lo sfondo della vicenda (siamo nel 1876) è il Texas, utilizzato spesso dallo scrittore, nato a Gladewater, nel Nord-Est del Paese; per Lansdale il Texas non è solo un luogo fisico, ma anche culla di miti, fucina di leggende e sintesi dello spirito americano: in questa terra di frontiera è facile mescolare le carte, confondendo generi e media narrativi.

Il predicatore Jebidiah Mercer (che compare anche in Texas Night Riders del 1983 e Deadman’s Crossing del 2013) porta con sé una bibbia e una pistola, predica la pace ma ha gli “occhi freddi e azzurri di un killer”; in cerca di redenzione per un passato macchiato da incesti e violenze, Jebidiah affronterà un nemico più pericoloso di qualsiasi bounty killer, un demone ragno che trasforma in zombie (!) ogni cristiano che gli capita a tiro, allo scopo di vendicare il linciaggio di uno stregone indiano e della sua compagna. L’assedio finale dei non-morti è da antologia e viene ben accompagnato dalle splendide vignette di Jack Jackson, che ricordano lo stile caricaturale di Robert Crumb.

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La fusione di atmosfere western con l’horror, ritornano nella miniserie Jonah Hex: Two-Gun Mojo. Nell’introduzione al volume che raccoglie tutti i numeri (Magic Press, 1994; la ristampa edita da Planeta DeAgostini contiene anche una seconda serie su Hex, Shadow West del 1999), lo stesso Lansdale ricorda la sua precoce passione per i fumetti; la scoperta del personaggio di John Albano avviene però negli anni Settanta, quando lo scrittore texano si innamora di questo antieroe, che si distingueva dagli altri personaggi di carta per il cinismo e l’assenza di superpoteri (proprio come Batman). Quando Lansdale mette le mani su Jonah Hex, convinto che una semplice storia di cowboy non avrebbe riscosso il gradimento dei lettori, aggiunge al realismo dell’originale elementi soprannaturali, che ben si accompagnano alla polverosa ambientazione e alla crudeltà delle situazioni proposte. La violenza dei film di Leone (quando i proiettili colpiscono il bersaglio lasciano il segno, non come nei western classici), l’ironia (Hex tirato da un cavallo e pronto per l’impiccagione si sente come durante una scampagnata) e un duello col cadavere di Wild Bill Hickok completano la ricetta di una storia praticamente perfetta. Dimenticabile è invece Blood and Shadows (1996), illustrato da Mark A. Nelson e uscito per la DC (in Italia Lion Comics, 2013); come accennato nell’articolo precedente la sceneggiatura racconta le origini del Dio del Rasoio, villain che compare più volte nel corpus lansdaliano. La vicenda porta un detective privato degli anni Quaranta a viaggiare indietro (1876) e avanti nel tempo, attraverso viaggi dimensionali fantascientifici.

Il romanziere torna al fumetto nel 2006, con la sceneggiatura della miniserie in cinque numeri Conan and the Songs of the Dead (Il canto dei morti, “Collezione 100% Cult Comics”, Panini, 2009), disegnata da Timothy Truman, illustratore con cui aveva già collaborato in Jonah Hex: Two-Gun Mojo e Lone Ranger and Tonto (inedito in Italia). Il tratto di Truman, “vecchio stile” ma segnato dal gusto per la deformazione, ben si presta a una vicenda che sposa la continuità con il personaggio (letterario) di Robert E. Howard (l’ambientazione è di poco precedente a quella del racconto Beyond the Black River, 1935) allo humour macabro, non privo di omaggi ai film interpretati da Schwarzenegger. Lansdale immagina Conan all’inseguimento di alcuni feticci magici e si diverte a disseminare il racconto di elementi horror, dialoghi da buddy movie, erotismo; il punto debole, almeno per chi scrive, è proprio l’eccessiva modernizzazione di un fumetto iconograficamente legato alla raffinate matite di John Buscema o di Barry Windsor-Smith (da recuperare assolutamente i tre volumi Panini Le cronache di Conan). Alcuni momenti appaiono gratuitamente sopra le righe, come quando una procace entità femminile, dopo essersi concessa all’eroe cimmero e aver cercato invano di ucciderlo scagliandoli contro un’orda di zombi, gli chiede “Non ti ho forse dato piacere?”; la risposta arriva come una boutade degna del sopravvissuto in un film di George Romero: “Quei morti inferociti hanno rovinato tutto”.

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Negli ultimi anni la parabola a fumetti di Lansdale sembra discendente; non convincono né la riduzione del racconto di Robert E. Howard Pigeons from Hell (Le ali dell’inferno, Edizioni BD, 2009), né quella di Robert Bloch Yours Truly, Jack the Ripper (Distinti saluti, Jack lo Squartatore, GP Publishing, 2011). Non è poi ben chiaro il perché nel 2011 si proponga di sceneggiare una miniserie ambientata nell’universo di 30 giorni di notte, saga (ideata da Steve Niles) troppo caratterizzata per lasciare spazio a variazioni d’autore (anche le trasposizioni in celluloide sono poco riuscite: 30 Days of Night, David Slade, 2007; 30 Days of Night: Dark Days, Ben Ketai, 2010). 30 Days of Night: Night, Again (Di nuovo notte, Magic Press, 2013) cerca di aggiungere qualche elemento decontestualizzato alla fredda ambientazione in Alaska, facendo incontrare il popolo dei vampiri con il mitologico Golem ebraico. Questo azzardo e il grigiore della storia sono perdonati dai notevoli disegni di Sam Kieth, artista dal tratto volutamente grezzo, spigoloso e “cartoonesco” (per conoscerlo consiglio di recuperare la serie di The Maxx, oscura e tragica ma non priva di una “bislacca ironia”). In ogni caso a Lansdale si può perdonare tutto, anche gli scivoloni; con spirito americano sa come rialzarsi e continuare a esercitare con passione le sue doti di scrittore. La passione porta con sé il desiderio di omaggiare i propri modelli ponendosi, con un pizzico di giustificato orgoglio, come successore di nomi come Howard Phillips Lovecraft o Robert Bloch; il legame con questi maestri del gotico, rileggendo a posteriori la sua carriera, appare più evidente nelle “orrorifiche” pagine a fumetti che nei romanzi. Il dialogo con il “solitario di Providence” e il suo allievo Bloch spesso si camuffa, rimane sottotesto in genialoidi commistioni di thriller, pulp, commedia nera, western, romanzo storico; altre volte viene messo in primo piano, come nel volume L’orrore e altre storie, in cui il nostro sceneggia un ideale seguito di The Dunwich Horror e un puntuale adattamento di That Hell-Bound Train: “Due passi nel delirio orchestrati da tre ‘abitatori del buio’ capaci come pochi di scandagliare i recessi più oscuri dell’animo umano, di dar forma e parole agli incubi più innominabili, alle creature di altre dimensioni” (Davide Bertaina, Gli abitatori del buio, in Joe R. Lansdale, L’orrore e altre storie, Edizioni BD, 2013).

In conclusione si può affermare che i lavori di Lansdale per l’editoria a fumetti sono esercizi virati maggiormente alla sperimentazione dei meccanismi della paura, mentre nei testi letterari i riferimenti spaziano da Jules Verne a H.G. Wells, da William Faulkner a Mark Twain, dal grande Edgar Rice Burroughs a quella schiera di anonimi scrittori di romanzetti da due soldi: Lansdale li cita tutti, riutilizzandoli senza preconcetti nel proprio personalissimo linguaggio.

[CONTINUA con le trasposizioni cinematografiche…]

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Pubblicato da su gennaio 14, 2016 in Altro

 

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