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13 febbraio 2015, anniversario di un brevetto: 120 anni di Cinematografo

14 Feb

Immaginiamoci seduti in una sala piena di poltrone, davanti a un grande schermo che occupa tutta la parete. Le luci si spengono all’improvviso, le voci si smorzano; in questo silenzio irreale si è come impietriti, assorbiti dalla tregua che precede la proiezione: la nostra sola compagnia è l’attesa di qualcosa. Poi, quando un fascio di luce supera le nostre teste, il film può anche cominciare.
La magia della Settima Arte è tutta qui, nel meccanismo del previsto/imprevisto, nell’inesauribile gioco delle aspettative.

All’inizio di questo millennio il Cinema non si è ancora stancato di esercitare sul pubblico il proprio fascino ma per farlo ha bisogno di espedienti originali, deve continuamente rimodernarsi, cambiare abito e assecondare mode e tendenze. Sono passati molti anni dall’invenzione del cinematografo e lo smaliziato spettatore di oggi ha bisogno di sempre nuovi stimoli: insegue (faticosamente) la tecnologia, si incanta di fronte a pellicole ricche di effetti, non può più fare a meno del suono avvolgente della Multisala, moderno tempio del divertimento… Non si deve storcere il naso di fronte a tutto questo, le origini stesse del cinema appartengono di diritto al campo della tecnica. Il film non è obbligato a far riflettere, a incentivare dibattiti: è soprattutto un balocco fine a sé stesso, un giocattolo divertente.
Per avvicinarsi ad una pellicola non si dovrebbe mai essere sprovvisti di una buona dose di ingenuità; occorre anzi equipaggiarsi di quella semplicità tipica dell’infanzia, in grado di farci credere al racconto che ci sfila davanti agli occhi.
Lo sguardo incantato dei nostri “antenati” deve servire da esempio. La prima domanda di brevetto del Cinematografo risale al 13 febbraio 1895; la “Société Lumière” (composta da Auguste, Louis e dal padre di entrambi Antoine), produttrice di lastre e carte fotografiche, non sa ancora bene come sfruttare l’invenzione. In occasione di una conferenza sull’industria fotografica Luis Lumière presenta ad un pubblico di industriali e giornalisti un fuoriprogramma, un breve film dal titolo L’uscita dalle fabbriche Lumière.

Ma le proiezioni private non bastano; dopo alcune migliorie la logica industriale ha il sopravvento e, il 28 dicembre 1895, inizia lo sfruttamento commerciale del “Cinématographe Lumière”. In una Parigi abituata alle novità di fine secolo, nello scantinato (Salon Indien) del Grand Café (n° 14 Boulevard des Capucines), un pubblico pagante è testimone di un grande evento; al prezzo di un franco, trentatré spettatori viaggeranno da seduti, assisteranno alla vittoria dell’uomo sulla morte, alla riproduzione della vita in sedici vedute al secondo. Dallo scetticismo iniziale i visi si illumineranno di stupore e il passaparola porterà migliaia di persone ad attendere il treno sulla banchina della stazione “de la Ciotat”.
La magia della Settima Arte, come dicevamo, è anche questo: entusiasmo verso l’immagine, trasporto emotivo e gioia della scoperta.

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Pubblicato da su febbraio 14, 2015 in Altro

 

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