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Sin City 2 – Una donna per cui uccidere (Sin City: A Dame to Die For, Frank Miller, Robert Rodriguez, Frank Miller, 2014)

16 Ott

Un paio di settimane fa ho spolverato un vecchio paio di occhiali 3D e sono andato al cinema, desideroso di gustarmi al meglio il lungamente atteso, almeno per noi fan di Frank Miller, Sin City 2 – Una donna per cui uccidere; senza approfondire i labirinti produttivi che hanno ritardato la realizzazione del film e poco interessato ai tristi commenti in Rete sullo stato di salute di Miller, voglio dedicare alcune righe a un’opera che, a differenza del primo capitolo, merita qualche riflessione.

Partiamo dalla serie di fumetti da cui è tratta. La Basin City del titolo è il luogo che fa da sfondo ad una delle saghe più interessanti dei comics statunitensi; archetipo del vizio, la città diventa uno spazio irreale, (de)costruito attorno a personaggi che omaggiano i duri di Hammett e Chandler. In questa personale interpretazione del noir, Miller gioca con il bianco e nero, dà vita a “contrasti netti, segni essenziali”, lavorando in totale autonomia (anche sul lettering).

La prima pellicola che portò su grande schermo alcune delle storie di Sin City, nonostante la presenza dell’autore dietro la macchina da presa, mi apparve debole, un po’ noiosa, forse troppo compiaciuta della propria fedeltà visiva alle tavole originali.

Le sequenze di questo Sin City 2 non scorrono invano, rimangono impresse nella memoria; rinunciando quasi completamente alla componente action, la pellicola si abbandona al piacere delle pause, ai momenti contemplativi di fronte alla staticità dei quadri. L’impressione è di trovarsi veramente di fronte ad un fumetto animato, che concede allo spettatore il proprio tempo di lettura.

Al termine della visione mi è venuta voglia di rileggere l’intera epopea cartacea, tutta d’un fiato: il confronto tra un capolavoro dell’illustrazione e l’omonimo cinematografico è (ovviamente) improponibile, per l’efficacia del racconto, gli intricati sviluppi narrativi, gli incastri temporali, le suggestioni visive… Eppure questo confronto permette di apprezzare di più la pellicola. Il tema di amore e vendetta è meno superficiale di quanto sembri, mentre il fastidioso “copia-incolla” dalla pagina allo schermo (voci narranti, elementi della composizione, punti di vista) diventa funzionale all’idea di un intrattenimento che superi le barriere tra media. Sin City 2 propone infatti un paio di vicende completamente originali rispetto al lavoro di Miller, come se il film fosse l’evoluzione-continuazione del fumetto, non una “semplice trasposizione”. A memoria credo che solo Kevin Smith abbia osato tanto, facendo vivere i suoi commessi indifferentemente in una serie animata, al Cinema o attraverso le nuvole parlanti.

Frank Miller trova nel regista Robert Rodriguez (un artigiano abituato a montare, comporre le musiche, dirigere la fotografia e creare effetti speciali per i suoi film) la spalla ideale per controllare completamente l’opera; facendo dimenticare l’orribile The Spirit (2008), Miller dà un’anima alle immagini digitali, adattando lo stile grafico povero del fumetto e il contrasto del bianco e nero alle nuove profondità del cinema tridimensionale.

Sin City 2 – Una donna per cui uccidere, gustato nel buio della sala, è veramente un’esperienza.

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Pubblicato da su ottobre 16, 2014 in Recensioni di film

 

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