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Il grande e potente Oz (Oz the Great and Powerful, Sam Raimi, 2013)

05 Set

L’agosto appena passato, in una delle rare giornate di sole concesse dalla pioggia, ero sull’autobus e osservavo compiaciuto lo straniante vuoto della città versione estiva. Due posti davanti a me vedo un adolescente completamente assorbito dalla lettura di un libro; sbirciando la copertina mi accorgo che si tratta de Il meraviglioso mago di Oz, primo racconto della saga nata nel lontano 1900. La prima cosa che penso è quasi scontata, riguarda i classici ovvero quelle opere dell’ingegno condannate alla continua ristampa, per essere strapazzate da un pubblico eterogeneo, libero da confini temporali.

Probabilmente l’interesse del giovane per il testo di Lyman Frank Baum (1856-1919) è dovuto al recente lungometraggio di Sam Raimi, che immagina un antefatto alle vicende letterarie; fa comunque piacere pensare che nell’epoca di un presente dalle infinite distrazioni tecnologiche, qualcuno abbia ancora la curiosità di interrogare il passato.

Oltre ai quattordici romanzi ufficiali e alle decine di seguiti più o meno riconosciuti, l’universo di Oz è stato rappresentato in molte altre occasioni, dai fumetti al cinema; è lo stesso Baum a gestire a Hollywood le sue creature, che incantano gli spettatori in The Wonderful Wizard of Oz (1910) e His Majesty, the Scarecrow of Oz (1914), entrambi facilmente reperibili in Rete. Il musical del 1939 prodotto dalla MGM diventa immediatamente un altro “classico”, in grado di affascinare ancora oggi per la sua capacità di sfruttare la dimensione onirica del Technicolor; gli sfondi di cartapesta, i costumi, gli stranianti numeri musicali, contribuiscono alla materializzazione del sogno, alla messa a fuoco di quello spazio ingannevole che sono le immagini in movimento del cinema.

Proprio l’abbandono alla credulità sembra il nucleo del recente lavoro (su commissione e parzialmente riuscito) di Sam Raimi; Il grande e potente Oz del titolo, interpretato da James Franco, è un illusionista che utilizza la propria arte per lasciare di stucco gli spettatori… come fanno i registi cinematografici. Raimi cerca di personalizzare il film riferendosi spesso al mestiere di “metteur en scène” e mescolando nelle sequenze elementi appartenenti all’immaginario di altre pellicole: la striscia di fumo lasciata in cielo dalla strega dell’Ovest si sovrappone così facilmente all’iconografico volo del Goblin di Spider-Man. Purtroppo le soluzioni visive adottate da Raimi (soggettive “estreme”, inquadrature di sbieco, deformazioni), si perdono nella grandiosità del blockbuster per il grande pubblico; il fascino di opere imperfette come La casa (The Evil Dead, 1981) o I due criminali più pazzi del mondo (Crimewave, 1985), che dovevano stupire con pochi mezzi artigianali, è ormai un lontano ricordo, giusto una strizzata d’occhio al cinefilo nella freddezza di un, poco, fantastico mondo di Oz.

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Pubblicato da su settembre 5, 2014 in Letteratura per l'infanzia

 

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