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Hansel & Gretel e la strega della foresta nera (Hansel & Gretel Get Baked, Duane Journey, 2013)

07 Apr

Anche se in ritardo di un paio di mesi (la pellicola ha frettolosamente salutato le sale italiane il 6 febbraio scorso), Hansel & Gretel e la strega della foresta nera è film piccolo piccolo, ma che si presta comunque a qualche riflessione. Le fiabe, lo sappiamo, appartengono ad un patrimonio comune dell’umanità; libere da diritti editoriali, vengono frequentemente utilizzate dagli sceneggiatori per attirare un pubblico eterogeneo, rassicurato dall’eterno ritorno del conosciuto e interessato alle possibili variazioni sul tema.

La gamma dei cambiamenti passa dalle vertiginose contaminazioni stile Shrek (Vicky Jenson, Andrew Adamson, 2001), alle raffinate scenografie del recente La Bella e la Bestia (Christophe Gans, 2014), marchio di fabbrica di tanto favolistico d’oltralpe: Cendrillon di Georges Méliès (1899), Peau d’âne di Jacques Demy (1970), Le petit Poucet di Olivier Dahan (2001), Barbe Bleue di Catherine Breillat (2009)…

Molti di questi film sono riusciti a ridestare lo spettatore, intontito dalle atmosfere preziose, facendo emergere i più potenti sottointesi delle fiabe, come l’affiorare della sessualità nei due Amanti criminali diretti da François Ozon (1999). Lo scenario contemporaneo in cui Ozon fa muovere i due novelli Pollicino, permette di introdurre un filone cinematografico meno sofisticato, che aggiorna al presente le vicende dei nostri antenati leggendari; personaggi come Hansel e Gretel prestano i propri tratti tipologici agli orfanelli-bene del thriller Prigione di vetro (Daniel Sackheim, 2001) ma anche, in maniera meno velata, ai “revenants minorenni” (che si vendicano di un feroce assassino) del terribile Hansel e Gretel (Giovanni Simonelli, 1990) supervisionato da Lucio Fulci o agli adolescenti “sballati” di questo Hansel & Gretel e la strega della foresta nera. Lei ha una passione per la cannabis e combatte la fame chimica mangiando omini di pan di zenzero (?!); lui sembra più posato tuttavia, assieme alla sorella, si infilerà nella trappola di una vecchia strega tedesca (in odore di nazismo).

La megera – qui ci vuole un plauso per la fantasia degli sceneggiatori – coltiva in una serra un’erba prodigiosa, usandola come esca per attirare teneri giovinetti e divorarli; proprio le torture che infligge ai malcapitati (che non vengono solamente spalmati di burro) fanno virare i toni dalla commedia per teenager all’horror estremo, quasi che le nuove generazioni di spettatori non riescano a spaventarsi se non con i colpi bassi stile Hostel (Eli Roth, 2005).

La pellicola si lascia comunque vedere, si passa tranquillamente sopra a certe ingenuità, ai cracker usati come sassolini, al solito finale aperto…

Personalmente trovo più interessanti questi tentativi (anche falliti) di aggiornare le fiabe al presente, rispetto al vuoto delle pellicole che prendono le mosse da I fratelli Grimm e l’incantevole strega (Terry Gilliam, 2005); il filone ha prodotto balocchi come Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe (Tommy Wirkola, 2013), costruiti su un immaginario da multisala, insipido e “sterilizzato”. Il film di Wirkola li rappresenta adulti, sopravvissuti al trauma del rapimento e induriti cacciatori di creature demoniache; siccome per loro l’unica “strega buona è una strega morta”, la vicenda colleziona una serie di noiosi pestaggi, attacchi di troll, coreografie da super eroi, un Hansel diabetico (ha mangiato troppi dolci!) e svolazzanti fattucchiere, a metà strada tra Roald Dahl e Sam Raimi.

Sulla carta tutto è perfetto, lo spettacolo è garantito; purtroppo manca la magia. La fiaba originale viene liquidata prima dei titoli di testa e riprende due fratellini che, forse troppo smaliziati come i giovani d’oggi, odorano la casetta della strega prima di assaggiarla… Nemmeno loro credono più alle favole! L’uso disinvolto che il Cinema fa della cultura letteraria mira a stupire per le evoluzioni in digitale compiute da creature note alla massa, ma appiattisce ancora di più la cultura del pubblico; in questi “fumettoni” (e lo dice uno che ama il fumetto) gli esseri che spaventavano i bambini prima di dormire sono sostituiti da incubi da luna park, che si dimenticano in fretta come i vampiri di Underworld (Len Wiseman, 2003) o il mostro belloccio di I, Frankenstein (Stuart Beattie, 2014).

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Pubblicato da su aprile 7, 2014 in Letteratura per l'infanzia

 

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