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Biancaneve e il cacciatore (Snow White and the Huntsman, Rupert Sanders, 2012)

26 Lug

Sono andato a vedere Biancaneve e il cacciatore un po’ prevenuto, sicuro di assistere ad uno dei soliti (lunghissimi) blockbuster in confezione fantasy, tanto amati da frotte urlanti di adolescenti. In parte avevo torto; anche se la presenza di Troll e Fate è ridondante, poco amalgamata con gli elementi della vulgata codificata dai Grimm, gli elementi della fiaba ci sono tutti: dalle gocce di sangue sulla neve alla mela avvelenata, dai nani ai teneri animaletti che assistono la protagonista. La pellicola riesce a non annoiare, dando il meglio nell’accurata messa in scena e nelle efficaci scene di massa; la cavalcata prima della battaglia finale è addirittura, mi sbilancio, appassionante…

…Fastidiosa è, al contrario, la sensazione di assistere ad uno spettacolo già visto, un gioco cinematografico dalle regole troppo esplicite. Il richiamo a Il Signore degli Anelli (2001-2003) è forte; nel bene o nel male Peter Jackson ha fatto scuola, codificando su grande schermo l’immagine di un medioevo fantastico. Anche i nani di questo Biancaneve e il cacciatore ricordano i teneri Hobbit della trilogia, attori di statura normale rimpiccioliti digitalmente.

Per quanto riguarda i personaggi, è degna di segnalazione solo l’antagonista; dai tempi del cartone Disney (1937), fino al recentissimo Mirror Mirror (Tarsem Singh, 2012), la crudele e bellissima matrigna di Biancaneve ha infatti rappresentato il vero fulcro della storia, alla faccia della sbiadita Biancaneve. Nonostante il regista Rupert Sanders (al primo lungometraggio) si sforzi di trasformare la candida eroina in una guerriera stile Giovanna d’Arco (quella di Luc Besson, non quella di Dreyer), a rimanere impressa nella memoria è solo la caratterizzazione della Regina Ravenna.

La strega interpretata da Charlize Theron è particolarmente “velenosa”, con la sua presenza malvagia infetta tutto il Reame di Biancaneve e dà al film una sfumatura tenebrosa, prossima alla versione dei Grimm o all’insuperata (come atmosfera) Biancaneve nella foresta nera (Michael Cohn, 1997).

A differenza dei precedenti letterari o cinematografici, le azioni della Regina Ravenna non sono legate alla “classica” gelosia, ma alla sopravvivenza; tutta la sua brama conquistatrice ha lo scopo di conservare un’eterna giovinezza, assorbendo come un vampiro tutta la bellezza del creato, e vendicare un passato di umiliazioni (soprattutto da parte degli uomini).

La pellicola calca la mano sugli elementi orrorifici (come il banchetto a base di interiora di volatile), rinunciando quasi completamente all’ironia; fanno sorridere le facce dello spaesato Chris Hemsworth, più a suo agio nei panni del caciarone dio Thor (Kenneth Branagh, 2011), e l’imbarazzante messianicità di Biancaneve (“è la Vita stessa!”, dicono di lei). Agli otto nani (nel rispetto della tradizione uno viene ucciso quasi subito) spetta l’unica battuta veramente simpatica, degna di Shrek (2001); immersi fino alla cintola nei liquami delle fogne del castello, consapevoli di vivere in un racconto già scritto, si augurano solo che nessuno decida di fischiettare cantando: “andiamo a lavorar”…

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Pubblicato da su luglio 26, 2012 in Letteratura per l'infanzia

 

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