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Caligola di David Lapham (illustrazioni di German Nobile, Panini Comics, 2012)

31 Mag

“Le vittorie, i traguardi, le seccature e gli scazzi sono totalmente nostri. Io non lavoro per altri. Non devo cercare qualcuno che mi permetta di creare, che mi assegni un lavoro” (David Lapham, Stray Bullets. Volume 1 – L’innocenza del Nichilismo, Magic Press, 1999). Così nel 1996 scriveva David Lapham, il leggendario creatore, sceneggiatore ed illustratore di Stray Bullets, serie che non passò inosservata nel pur saturo mercato dei fumetti americani; dopo una promettente carriera alle dipendenze di case editrici come la Valiant e la Defiant Comics, per promuovere e distribuire Stray Bullets, Lapham (classe 1970) creò con la moglie una piccola etichetta indipendente, El Capitán. I “proiettili vaganti” del titolo non si riferivano solamente alle numerose pallottole sparate tra le pagine, con esplosioni di violenza tipiche dello stile Tarantino, in auge verso metà degli anni Novanta; le stesse storie sono come brevi flash sulle vite di personaggi marginali, losers schiacciati da eventi inesorabili e da un mondo indifferente alla loro sorte. Il grande affresco della provincia americana imbastito dall’autore lavora per sottrazione, delle sue storie criminali si apprezza soprattutto il minimalismo esistenzialista della narrazione, in cui trova posto addirittura una non scontata riflessione sulla creazione artistica.

Dopo la traduzione dei primi venti numeri della serie, in Italia non si sentì parlare di Lapham per diversi anni, ad eccezione dell’interessante Silverfish, uscito nel 2008 per Planeta DeAgostini; le otto vignette per tavola, tipiche del modo di raccontare dell’autore, danno un bel respiro alla storia, che scorre rapidamente tra atmosfere thriller e illustrazioni mutuate dal linguaggio del cinema.

Oggi Lapham sembra finalmente aver conquistato il mercato italiano, ma purtroppo la sua produzione alterna momenti ispirati (Young Liars, Planeta DeAgostini, 2011) ad altri eccessivamente compromessi dalla volontà delle grandi case editrici (Terror Inc.; Spider Man – Da un grande potere…; Deadpool Max – Folle…); il recente Caligola è a metà strada tra il lavoro realizzato a tavolino per accontentare lettori in cerca di emozioni forti, e le esigenze personali di un artista desideroso di sperimentare.

Gli efficaci disegni dell’argentino German Nobile danno forma ad un racconto in prima persona, poco credibile nella ricostruzione storica e assurdo negli sviluppi; il coltivatore di ulivi Giunio descrive l’abbrutimento fisico e morale cui si sottopone pur di vendicare la propria famiglia, sterminata da Caligola.

L’imperatore a fumetti sembra più spietato di quanto la tradizione abbia mai tramandato, tanto da tagliare (in un flashback) la testa alla madre del protagonista, a cucinarla e a banchettare con i disgustosi resti. Lapham vorrebbe stupire per accumulo, per far dimenticare tanto la biografia di Svetonio che le numerose letture moderne del personaggio, inesauribile fonte di depravazioni narrative o in celluloide; dopo le ottocento pagine del delirante romanzo hard di Lasse Braun (Lady Caligola, Malatempora, 2008), le modeste pellicole Le calde notti di Caligola (Roberto Bianchi Montero, 1977) e Caligola, la storia mai raccontata (Joe D’Amato, 1982), o il capolavoro mancato (di un soffio) Io, Caligola (Tinto Brass, 1979), il lavoro dello sceneggiatore statunitense appare gratuito e fuori tempo.

Lapham supera i limiti imposti dalla verosimiglianza, rendendo Caligola un demone immortale, divoratore di anime (!) e pronto a calpestare la vita umana pur di soddisfare la propria volontà di potenza. Forse è troppo, il teatrino degli orrori sfiora più volte il ridicolo, con il cavallo-senatore dagli smodati desideri sessuali (che si indirizzeranno sul malcapitato protagonista) e soluzioni di pessimo gusto, come quando da un festino organizzato dall’Imperatore si alza il rumore di “mille cani che lappavano sulle sponde del Tevere”.

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Pubblicato da su maggio 31, 2012 in Altro

 

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