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Pirati! Briganti da strapazzo (The Pirates! Band of Misfits, Peter Lord, 2012)

14 Apr

I film prodotti dalla Aardman, fondata a metà degli anni Settanta da Peter Lord e David Sproxton, hanno il gusto delle cose semplici; realizzare animazioni in stop-motion con la plastilina richiede tempo (pochi secondi di pellicola possono significare giorni di lavoro) ma i risultati hanno dimostrato che è ancora possibile appassionare senza eccedere nei virtuosismi visivi: da recuperare sono i cortometraggi di Wallace e Gromit (usciti anche in DVD per Sony Pictures Home Entertainment) e il campione d’incassi Galline in fuga (Chicken Run, Peter Lord, Nick Park, 2000). Il recente Pirati! Briganti da strapazzo, è un esperimento curioso perché aggiorna il passo uno con la moderna computer grafica, inserisce creature di plastilina in sfondi digitali; le due tecniche di animazione si amalgamano bene, mentre non convince l’effetto tridimensionale, che poco aggiunge alla profondità di campo.

La trama del film prende spunto dalla serie di romanzi per ragazzi scritta da Gideon Defoe e inaugurata con The pirates! In an adventure with scientists, edito in Italia da Newton Compton.

Siamo nel 1837 e i bucanieri danno del filo da torcere all’Impero Britannico, dominatore su tutti gli oceani conosciuti; ai feroci predoni del mare appartiene Capitan Pirata, protagonista del racconto cinematografico, forse più fanfarone che realmente pericoloso. Nonostante la sua testa “valga” appena dodici dobloni, il comandante mira a vincere il premio più ambito dalla comunità di bricconi in cui vive, una specie di Oscar per il “Pirata dell’anno”; assieme alla sua ciurma di perdenti (“misfits” nel titolo originale), decide così di partire verso mille nuovi saccheggi.

Più della storia, a contare sono gli assurdi personaggi che la interpretano, caratterizzati non per i loro tratti psicologici, ma per la fisionomia. Se i Sette Nani di Biancaneve si chiamavano Dotto, Brontolo, Pisolo… i nomi dei “briganti da strapazzo” sono Pirata albino, Pirata con la gotta, Pirata con la sciarpa, Pirata sorprendentemente procace (chiaramente una donna nascosta da una barba posticcia), con un effetto grottesco particolarmente efficace; persino il tipico pappagallo-mascotte ha un aspetto bizzarro e goffo. In realtà si tratta un Dodo, animale scomparso da secoli ma “clonato” nei film d’animazione già ai tempi de L’era glaciale (Ice Age, Carlos Saldanha, Chris Wedge, 2002); gli spettatori lo riconoscono subito, mentre gli stralunati personaggi ci arrivano solo nel corso della pellicola. La rivelazione del Dodo innesca una trama che coinvolgerà addirittura la regina Vittoria, ghiotta di specie in via di estinzione, e Charles Darwin, depresso per i lunghi viaggi che gli impediscono di trovare una fidanzata.

Come si intuisce, la pellicola di Peter Lord diverte soprattutto perché popolata da pupazzi dediti agli eccessi, ma coerenti nella loro follia; tutto è sopra le sopra le righe, anche la splendida colonna sonora che scomoda (senza soggezione) classici come London Calling dei The Clash.

Non facendo caso al dissonante doppiaggio italiano (che coinvolge Luciana Littizzetto e Christian De Sica), sarà un piacere abbandonarsi alle gesta di questi strani personaggi e divertirsi con loro: i pirati sembrano infatti i primi ad essere consapevoli di vivere in una pellicola, che li coinvolge in un repertorio noto di duelli camminando all’indietro sulle scale e di abbordaggi con un coltello tra i denti.

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Pubblicato da su aprile 14, 2012 in Letteratura per l'infanzia

 

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