RSS

Arthur e la guerra dei due mondi (Arthur et la guerre des deux mondes, Luc Besson, 2010)

27 Mar

Prima di impegnarsi nel progetto di The Lady, sulle vicende del premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, il francese Luc Besson ha finalmente portato a termine la trilogia per ragazzi iniziata con Arthur e il popolo dei Minimei (Arthur et les Minimoys, 2006) e proseguita con Arthur e la vendetta di Maltazard (Arthur et la vengeance de Maltazard, 2009). In Italia l’interesse per la serie è scemato col passare degli anni; la distribuzione nelle sale, troppo diluita nel tempo, ha pregiudicato l’affetto del pubblico, limitando di conseguenza quella sfilata di cartelle, astucci, giocattoli che da sempre accompagna la produzione cinematografica per i più piccoli. Le vicende sono fedeli ai romanzi dello stesso Besson, di “modesta fattura” ma dall’innegabile fascino visivo, concepiti come sono per adattarsi al grande schermo. Il giovane Arthur viene catapultato nel reame sotterraneo dei Minimei, un pacifico popolo in miniatura che vive nel suo giardino; nel passare il confine tra i due mondi, il “bambino vero” si trasforma però in un avatar digitale, simil folletto, che gli dà la libertà di assumere comportamenti adultizzati, nel ruolo di eroe o in quello di appassionato amante della bella (per i canoni dei Minimoys) principessa Selenia.

Il secondo segmento terminava con un finale aperto, tipico di una serialità da telefilm e collaudato dai più famosi blockbuster d’oltreoceano (dalla saga di Back to the Future a quella dei Pirates of the Caribbean, da Matrix a The Lord of the Rings): il perfido signore della guerra Maltazard, sfuggito ai limiti imposti dalla statura, è pronto a conquistare il nostro mondo… Come faranno i nostri eroi a fermarlo?

Per fortuna il terzo capitolo delle peripezie di Arthur è ambientato quasi interamente nel mondo di superficie e dà poco spazio al paese delle minuscole (ma discretamente “odiosette”) creature animate; lo scenario umano ricostruisce un angolo d’America anni Sessanta, una provincia sonnolenta ma fornita di McDonald’s e di una grande sala cinematografica, dove si presume vengano proiettate pellicole di guerra o fantascientifiche.

Proprio dal cinema esce il carro armato che dovrà fermare gli insetti giganti guidati da Maltazard, quasi a richiamare le innocue invasioni di mostri spaziali raccontate in tanti film del passato. Besson non si limita a rendere omaggio ai prodotti hollywoodiani, come aveva già fatto producendo Taxxi (Gérard Pirès, 1999) e Wasabi (Gèrard Krawczyk, 2001), sceglie di combattere il cinema statunitense utilizzandone strutture narrative e iconografia, che adatta a grandi produzioni francesi. Il risultato è generalmente spettacolare ma terribilmente vuoto, ben lontano dalle suggestive atmosfere de Il quinto elemento (Le cinquième élément, Luc Besson, 1997) in cui passione per la Settima Arte, gusto per il fumetto (Moebius) e costumi (Jean Paul Gaultier), prevalgono sul facile successo di cassetta.

Nell’era del post Matrix film come Arthur e la guerra dei due mondi finiscono per essere anacronistici, tristi “frullati” di più illustri precedenti; difficilmente qualcuno riuscirà a sorridere alla trovata, presente anche nel romanzo, di travestire il mostruoso figlio di Maltazard da Darth Vader:

“Darkos si spaventa. Non devono vederlo […] afferra al volo una specie di maschera africana e se la ficca in testa. Il giovane giornalista gira attorno a un mobile ingombrante e intravede l’enorme massa nascosta sotto un lungo mantello nero. Sembra un personaggio da film di fantascienza, con quel copricapo, il mantello e uno strano respiro” (Luc Besson, Arthur e la guerra dei due mondi, Milano, Mondadori, 2007, p. 236).

Inutile dire che quel giornalista è George Lucas; tutta la pellicola è un susseguirsi di poco ispirati “copia e incolla” da Guerre stellari (Star Wars, 1977) e pellicole affini. Inseguimenti a cavallo di zanzare, corse su macchinine giocattolo, fughe su trenini elettrici, rispondono ad un’idea di cinema-ottovolante, che non si ferma un attimo per far riprendere fiato allo spettatore; l’estetica da videogame di Arthur ha ormai fatto il suo tempo: non risponde più alle esigenze dei piccoli, troppo abituati a produzioni raffinate come quelle Pixar, ma neppure a quelle degli adulti, troppo scafati per stupirsi di fronte a superflui déjà vu cinematografici.

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su marzo 27, 2012 in Letteratura per l'infanzia

 

Tag: , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: