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Archivio mensile:marzo 2012

Arthur e la guerra dei due mondi (Arthur et la guerre des deux mondes, Luc Besson, 2010)

Prima di impegnarsi nel progetto di The Lady, sulle vicende del premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, il francese Luc Besson ha finalmente portato a termine la trilogia per ragazzi iniziata con Arthur e il popolo dei Minimei (Arthur et les Minimoys, 2006) e proseguita con Arthur e la vendetta di Maltazard (Arthur et la vengeance de Maltazard, 2009). In Italia l’interesse per la serie è scemato col passare degli anni; la distribuzione nelle sale, troppo diluita nel tempo, ha pregiudicato l’affetto del pubblico, limitando di conseguenza quella sfilata di cartelle, astucci, giocattoli che da sempre accompagna la produzione cinematografica per i più piccoli. Le vicende sono fedeli ai romanzi dello stesso Besson, di “modesta fattura” ma dall’innegabile fascino visivo, concepiti come sono per adattarsi al grande schermo. Il giovane Arthur viene catapultato nel reame sotterraneo dei Minimei, un pacifico popolo in miniatura che vive nel suo giardino; nel passare il confine tra i due mondi, il “bambino vero” si trasforma però in un avatar digitale, simil folletto, che gli dà la libertà di assumere comportamenti adultizzati, nel ruolo di eroe o in quello di appassionato amante della bella (per i canoni dei Minimoys) principessa Selenia.

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Pubblicato da su marzo 27, 2012 in Letteratura per l'infanzia

 

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L’arrivo di Wang (Antonio e Marco Manetti, 2011)

Oltre ai divertenti video musicali per Piotta (La mossa del giaguaro), Alex Britti (Mi piaci) o Max Pezzali (Il mio secondo tempo), i fratelli Manetti devono la loro popolarità soprattutto ai lavori per la televisione; con L’ispettore Coliandro (2006-2010) hanno portato sul piccolo schermo un’intelligente rivisitazione di diversi generi polizieschi, facendo di un prodotto di consumo uno strano oggetto cinefilo. I lungometraggi sono meno noti, ma sicuramente interessanti; escluso Zora la vampira (2000), ibrido poco riuscito tra fumetto vintage e Settima Arte, ho apprezzato sia la costruzione drammaturgica di Piano 17 (2005), sia il coraggio de L’arrivo di Wang (2011), ora nelle sale dopo l’applaudita anteprima alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica veneziana.

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Pubblicato da su marzo 20, 2012 in Recensioni di film

 

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Palcoscenico e Rumori fuori scena

Genova è la città dei teatri; tra stabili e piccole sale di periferia viene raggiunto un numero a due cifre: non c’è niente di male, probabilmente la tradizione si sposa con le esigenze del pubblico contemporaneo. Il punto dolente dell’intrattenimento nel capoluogo ligure è, se vogliamo, l’assenza di concerti, o meglio, di un cartellone che accolga la vivace realtà musicale del Paese e non solo i grandi eventi che raccolgono folle oceaniche.

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Pubblicato da su marzo 11, 2012 in Altro

 

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Chi erano Jean Giraud e Moebius

La prima storia del tenente Blueberry apparve nel 1963 sulla rivista “Pilote”, edita da Dargaud; l’estrema cura per i dettagli e il “sontuoso cinematografismo” delle vignette, fecero del fumetto un classico, consegnando l’illustratore Jean Giraud (1938-2012) alla storia della letteratura disegnata. La morte dell’autore porta con sé un duplice lutto: insieme a Gir scompare anche Moebius, il suo alter ego più interessato alle frontiere della fantasia che ai realistici paesaggi western.

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Pubblicato da su marzo 10, 2012 in Altro

 

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War Horse (id., Steven Spielberg, 2011)

Nel 2011 sono stati distribuiti nelle sale statunitensi ben due lavori di Steven Spielberg, Le avventure di Tintin: Il segreto dell’Unicorno (The Adventures of Tintin) e War Horse, candidato all’Oscar come “Miglior film” (senza vincerlo). Pare che il progetto di War Horse sia maturato nel regista dopo aver assistito alla riduzione teatrale del bestseller di Michael Morpurgo, affermato scrittore per ragazzi inglese. Il romanzo (1982), edito in Italia da Rizzoli (2011), è ispirato alle testimonianze di veterani della Prima Guerra Mondiale e vuole raccontare un episodio poco conosciuto, l’uso che gli eserciti fecero dei cavalli; l’autore dichiara le proprie intenzioni nell’introduzione, presentando Joey, un destriero irlandese sacrificato alle ragioni del conflitto: “Questa è la sua storia, perché né lui né chi lo ha conosciuto né la guerra che hanno vissuto e che li ha uccisi siano mai dimenticati” (p. 9).

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Pubblicato da su marzo 5, 2012 in Letteratura per l'infanzia

 

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