RSS

Gli uomini che mascalzoni (Mario Camerini, 1932)

26 Feb

Una delle tante similitudini tese a figurare l’esistenza umana appartiene all’ambito teatrale: la vita è come una rappresentazione sul palcoscenico, comincia con un’apertura di sipario e si esaurisce in pochi atti, pronta a ricevere i meritati applausi o, come a volte capita, assordanti fischi. Il film Gli uomini che mascalzoni inizia proprio con un sipario/saracinesca che mostra, dall’interno, l’esterno di una gelateria.

L’ambientazione è quella di tutti i giorni, o meglio, la quotidianità di una Milano anni trenta, dove si “mette in scena” la storia d’amore fra la commessa Mariuccia (Lia Franca) e l’autista Bruno (Vittorio De Sica fino ad allora attore di teatro, all’inizio di una brillante carriera cinematografica): dal loro primo incontro al sospirato, dopo mille tribolazioni, fidanzamento.

La pellicola, scritta assieme a Mario Soldati, è il primo grande successo commerciale di Mario Camerini (1895-1981), uno dei “padri fondatori” del cinema italiano, tra i primi registi a imporre il proprio nome nei titoli di testa e a meritarsi così la “promozione” di autore (tra i suoi lavori ricordiamo almeno Il signor Max del 1937 e Gli eroi della domenica del 1952, sul mondo del calcio).

Pur nella sua “leggerezza”, Gli uomini che mascalzoni rimane una testimonianza importante del passato, dei primi grandi cambiamenti economico/strutturali avvenuti nel nostro Paese; in questo senso il momento della Fiera Campionaria di Milano si trasforma nel cuore della pellicola: l’ostentazione delle merci (che spaziano dai profumi agli spruzzatori da giardino), il prodotto seriale appartengono alla preistoria del capitalismo moderno, stregone capace di incantare quella fetta (abbondante) di società predisposta ai consumi e al superfluo. Anche senza l’amplificazione dei moderni imbonitori televisivi, gli oggetti “inutili” esercitano comunque il loro fascino, rendendo indispensabile il “non necessario”. Il destino dei protagonisti, più o meno integrati in questo sistema dell’apparenza, è quello del – come sostiene il padre tassista di Mariuccia – “sorgi e lavora” e, perché no, del “costruisci una famiglia”; la pellicola lo racconta però con grandi intuizioni, dando ai piccoli gesti dei personaggi e allo spensierato realismo dell’assunto, una vena malinconica, che non ha paura di abbandonarsi alla contemplazione del paesaggio.

Indelebile nella memoria resta il ballo dei protagonisti durante una gita in Brianza, al suono della canzonetta Parlami d’amore Mariù di Cesare Andrea Bixio. Il romanticismo non ha filtri intellettuali, le parole arrivano dirette e suadenti; Vittorio De Sica le sussurra con tenerezza abbracciato a Lia Franca, conquistando contemporaneamente il cuore dello spettatore: “Parlami d’amore Mariù / tutta la mia vita sei tu! / Gli occhi tuoi belli brillano, / fiamme di sogno scintillano…”.

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su febbraio 26, 2012 in Recensioni di film

 

Tag: , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: